

Dimettersi senza perdere il diritto alla disoccupazione è possibile, ma solo in presenza di una giusta causa. Si tratta di una situazione grave in cui il lavoratore non può proseguire il rapporto di lavoro, come il mancato pagamento degli stipendi, il mobbing o violazioni gravi del contratto da parte del datore di lavoro.
In questi casi, la legge consente al dipendente di interrompere subito il contratto, senza dover rispettare il periodo di preavviso, e di richiedere l’indennità di disoccupazione NASpI.
In questo articolo spiegheremo cosa si intende per giusta causa, quali sono i principali esempi riconosciuti dalla giurisprudenza e quali passi seguire per dimettersi correttamente, evitando di perdere i propri diritti.

La giusta causa è una condizione particolarmente grave che rende impossibile la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto di lavoro.
In altre parole, si tratta di comportamenti del datore di lavoro (o di altri soggetti in azienda) talmente lesivi da giustificare l’interruzione immediata del contratto da parte del dipendente, senza dover rispettare il periodo di preavviso.
A differenza delle dimissioni “volontarie”, le dimissioni per giusta causa non comportano penalizzazioni e, anzi, permettono al lavoratore di accedere all’indennità di disoccupazione NASpI, purché vengano seguite le corrette procedure.
Il concetto di giusta causa è riconosciuto dall’articolo 2119 del Codice Civile e trova applicazione sia nei contratti a tempo determinato che a tempo indeterminato, inclusi i rapporti part-time o di apprendistato.
Per essere valida, la giusta causa deve essere provata: il lavoratore dovrà cioè dimostrare l’esistenza concreta dei fatti che hanno reso intollerabile la prosecuzione del rapporto.
Non tutti i disagi sul lavoro giustificano una dimissione per giusta causa. La legge e la giurisprudenza hanno individuato alcune circostanze gravi che, se dimostrabili, legittimano l’interruzione immediata del contratto e danno diritto alla disoccupazione.
Ecco i motivi più comuni riconosciuti:
È una delle cause più frequenti. Se il datore di lavoro non paga da un minimo di tre a un massimo di sei mensilità, oppure lo fa in modo sistematicamente irregolare o in ritardo, il lavoratore ha diritto a dimettersi per giusta causa.
È importante conservare prove come buste paga non corrisposte, bonifici mancanti o comunicazioni scritte con l’azienda.
Il mobbing consiste in una serie di atteggiamenti ostili, sistematici e ripetuti nel tempo, messi in atto da colleghi o superiori con l’intento di emarginare o danneggiare psicologicamente il lavoratore.
Insulti, umiliazioni, isolamento dal gruppo o carichi di lavoro irragionevoli possono costituire una giusta causa di dimissioni, soprattutto se provocano un danno alla salute psico-fisica.
Se il datore di lavoro modifica arbitrariamente le condizioni contrattuali, come il livello retributivo, l’orario, la sede o le mansioni, in violazione del contratto o della normativa, il dipendente può recedere per giusta causa.
Un esempio tipico è il trasferimento improvviso senza giustificato motivo o il demansionamento.
Rientrano in questa categoria le condotte offensive, discriminatorie, violente o minacciose nei confronti del lavoratore. Anche episodi isolati, se gravi, possono giustificare la giusta causa (ad esempio un’aggressione verbale o fisica, molestie o discriminazioni per sesso, età, religione).
In tutti questi casi, è fondamentale raccogliere documentazione, testimoni, e-mail o registrazioni che possano confermare l’accaduto. Lo Studio Legale Fabrizi può aiutarti a valutare se sussistono i presupposti e a procedere nel modo corretto.

Le dimissioni per giusta causa non sono un gesto impulsivo: vanno gestite con attenzione per non perdere i propri diritti, in particolare il diritto alla disoccupazione NASpI.
Ecco i passaggi fondamentali da seguire:
Prima di fare qualsiasi comunicazione, è importante avere prove concrete e dimostrabili del motivo che rende impossibile continuare a lavorare.
Ad esempio:
buste paga non pagate;
email o messaggi che dimostrano mobbing;
documenti che attestano il cambio unilaterale delle mansioni;
dichiarazioni testimoniali idonee a dimostrare i comportamenti illeciti o lesivi.
Consigliato: consultare un avvocato prima di agire, per valutare se i fatti costituiscono effettivamente giusta causa.
Dal 2016, tutte le dimissioni vanno inviate telematicamente tramite il portale del Ministero del Lavoro (accesso con SPID).
Nella compilazione, dovrai indicare che si tratta di dimissioni per giusta causa.
Inoltre, è possibile farsi assistere da:
un avvocato,
un patronato,
un consulente del lavoro,
un sindacato.
Anche se la comunicazione avviene online, è consigliato inviare una lettera motivata all’azienda (via PEC o raccomandata A/R), specificando:
che le dimissioni avvengono per giusta causa;
la motivazione (es. mancato pagamento stipendi);
la data di decorrenza immediata (non serve preavviso).
Tieni una copia:
della comunicazione telematica,
della PEC o raccomandata,
delle prove del motivo addotto.
Questo sarà utile per difendersi da eventuali contestazioni o per dimostrare il diritto alla disoccupazione.
Entro 68 giorni dalla data delle dimissioni, il lavoratore deve:
iscriversi come disoccupato al Centro per l’Impiego,
fare domanda di NASpI sul sito INPS.
Anche in questo caso, è consigliabile allegare la documentazione che attesti la giusta causa, per evitare blocchi o richieste di chiarimento.
Se hai dubbi, lo Studio Legale Fabrizi può assisterti in ogni fase: dalla valutazione della situazione alla comunicazione formale, fino alla richiesta di disoccupazione.

Se stai vivendo una situazione difficile sul lavoro e pensi che ci siano gli estremi per una dimissione per giusta causa, non agire d’impulso.
Una consulenza legale mirata ti permette di tutelare i tuoi diritti, evitare errori formali e ottenere quanto ti spetta, inclusa la disoccupazione NASpI.
Lo Studio Legale Fabrizi assiste lavoratori in tutta Italia, con competenza e riservatezza.
Valuteremo insieme il tuo caso, ti aiuteremo a raccogliere le prove necessarie e a procedere con la corretta comunicazione di dimissioni.
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Sì. Il mancato pagamento dello stipendio è uno dei motivi più riconosciuti per la giusta causa. È importante documentare le mensilità non ricevute (es. buste paga, bonifici mancanti) e agire con l’assistenza di un legale per comunicare correttamente le dimissioni.
No. Le dimissioni per giusta causa non prevedono l’obbligo di preavviso. Il rapporto si interrompe immediatamente, proprio perché la prosecuzione del lavoro diverrebbe intollerabile per il dipendente.
Sì. Se le dimissioni sono motivate da giusta causa e rispettano i requisiti previsti, puoi richiedere la NASpI entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto. È fondamentale indicare correttamente la motivazione nella comunicazione telematica e conservare eventuali prove.